Sarebbe facile dire che in tal modo si porge la mano al cinema, che, per il loro ‘procedere per immagini’ questi racconti si presterebbero volentieri alla versione sceneggiata; la teoria, però, non troverebbe riscontro di verità o, comunque, limiterebbe l
Sarebbe facile dire che in tal modo si porge la mano al cinema, che, per il loro ‘procedere per immagini’ questi racconti si presterebbero volentieri alla versione sceneggiata; la teoria, però, non troverebbe riscontro di verità o, comunque, limiterebbe la diretta verità emergente dalla reale sostanza implicativa di una comunicazione così profondamente letteraria, vibrante e radiosa d’aggettivazione: un qualsiasi dirottamento verso il cinema assumerebbe un valore esponenziale snaturante e potrebbe al massimo costituire un corollario di ludica sperimentazione. I racconti di Rosaria Gazzola, infatti, vivono di vita autonoma e completa proprio in virtù della loro particolarità, del loro taglio lirico, talvolta in quell’inedito gioco quasi ottico, direi ‘a cannocchiale’, dove i fondali avanzano spesso in luogo di primi piani (...)
Rodolfo Tommasi