È coraggioso - e oltremodo significativo e coinvolgente - affrontare un tema di fede e, in senso ancora più ampio, di apertura alla disposizione mistica, decidendo di fondarlo sulle dinamiche psicologiche e cognitive peculiari di un percorso esperienziale del tutto privato, pure se intensamente vissuto e sofferto. (Come dire: al di là di qualunque filosofia, di qualunque angolatura teologica abbracciata in prima istanza, conta quello ‘stato di cose’, quell’increspatura sensoriale che ti fa valutare l’accadimento e ti guida a nuove articolazioni del pensiero.) Ivana Mucciola lo fa – e ha profonde ragioni per farlo, ragioni emozionali e intellettuali. (...)
Rodolfo Tommasi