Una poesia, questa di Mariagina Bonciani, misteriosa, affascinante e sorprendente, tutta giocata sull’ambiguità del sogno e sulla natura fondamentalmente musicale della poesia stessa e sulla sua capacità di illusione, ma con un fondo quasi nascosto di angoscia di fronte al pensiero dell’infinito e dell’eterno e della identità medesima di Dio: con una ricerca quindi costante, in mezzo al silenzio delle varie situazioni, di poter sapere e poter parlare, ma soprattutto con una passione pressoché amorosa verso la musica e i musicisti, vivi e reali o anonimi e morti! E poi un continuo trasferirsi, senza quasi differenza, dalla immaginazione e dall’ascolto musicale, all’«armonia del creato», ossia alla visione spettacolare dei luoghi, o naturali o famosi e quasi turistici, per metterne in rilievo la bellezza e l’arte, i colori e le forme, i suoni e le apparizioni. (...)
Neuro Bonifazi