Il titolo della silloge “All’ombra della luna” è già un sintomo, un avviso di quanto questo giovanissimo poeta ami porsi in una certa situazione di fantasioso azzardo,
Il titolo della silloge “All’ombra della luna” è già un sintomo, un avviso di quanto questo giovanissimo poeta ami porsi in una certa situazione di fantasioso azzardo, usando acutamente un ossimoro e un accenno alla metafora, per esplicitare tutta la pregnanza del suo mondo interiore, che già urge con vivace accento.
Potrebbe intendersi pure come un provocatorio invito e una sfida a sé stesso, per l’intrapreso viaggio, a suo diletto e necessità interiore, onde giungere alla lontana meta.
Francesco Salvini vuole aprirsi il varco, con questa sua prima fatica letteraria, che lo immetta in un mondo di intese e di confronti, che solo uno spirito, nel suo fervere iniziale, nella ridda degli impetuosi avvisi, può avvertire con imperioso impulso.
Ora i sentimenti si presentano, per l’ineluttabile ragione di una età ancora acerba, in modo un po’ confuso, avvertiti senza mediazione, per l’animo sincero, spoglio di malizia che genuinamente e senza cauta attesa, non indulge e dice, dichiara, esterna, lasciandovi un flusso di tenerezza in chi lo segue.
Corre la fantasia di questo nostro Autore più del suo pensiero stesso, a soddisfare aneliti ed impulsi, alla ricerca di sempre più ampi spazi, per librarvisi dentro e provare i brividi di uno smarrimento e poi di una rivalsa, di una felice sensazione di dominio, nei momenti più pregnanti dei suoi superbi voli. (...)