“Basterebbe Arezzo a fare la gloria d’Italia”
“Basterebbe Arezzo a fare la gloria d’Italia” ammonisce il Carducci, pensando tuttavia all’arte, alla letteratura, alla scienza, e non certo alla musica. Eppure Arezzo ha dato il suo contributo al cosiddetto villaggio globale anche nella musica. A tutti verrà subito alla mente Guido Monaco, universalmente noto appunto come Guido d’Arezzo: ma quanti sanno che quattro secoli prima di Pavarotti un cantore aretino, Francesco Rasi, ha stupito l’Europa (che allora voleva dire il mondo) con la sua arte? E quanti sanno che c’è stato un tempo in cui per lo studio della musica faceva testo in tutta l’Europa un “manuale” redatto dall’aretino Orazio Tigrini? E quanti sanno che è una gloria d’Arezzo il Cesti, uno dei massimi operisti di tutti i tempi? Qualcuno forse l’ha sentito nominare, ma solo perché intestatario di una strada, e per giunta col nome storpiato da Antonio in Marcantonio (anche la strada , del resto era, al momento dell’intitolazione, un budello a fondo cieco, più tardi miracolato da un piano regolatore!).
Nel “secolo d’oro”, a fronte della decadenza generale della cultura e delle arti, Arezzo ebbe nella musica la sua grande stagione creativa grazie ad una vocazione che non è mai venuta meno nel corso dei secoli e le ha permesso di chiudere il secondo millennio con il Liceo Musicale, una realizzazione d’avanguardia nella didattica musicale del Paese.
Claudio Santori