È veramente irresistibile il fascino che il mondo medioevale, nella fattispecie quello arturiano,
È veramente irresistibile il fascino che il mondo medioevale, nella fattispecie quello arturiano, esercita su Giovanni Zavattaro. Così, dopo “Echi di Camelot”, l’autore ci propone “La cerca del Graal”, opera in versi mista non “di storia e invenzione”, di manzoniana memoria, ma di tradizione classica e di interpretazione creativa del poeta.
La silloge, che si rifà alla mitologia celtica del ciclo bretone, si inserisce storicamente nel momento di passaggio dal paganesimo al Cristianesimo (V, VI secolo dopo Cristo) nei territori dell’Europa centro-settentrionale. Al centro della vicenda, o meglio, pretesto di tutta la narrazione, perché di questo si tratta nonostante la forma poetica, è la ricerca del Graal che per la tradizione celtica rappresentava il calderone dell’abbondanza, che garantiva la possibilità di alimentarsi, mentre per il Cristianesimo è il calice in cui Gesù ha offerto il vino agli apostoli durante l’ultima cena....
Amelia Paciello