Nulla di enfatico, a dar tinte eccessive a queste liriche, eppure quell’io che comincia
(...) C’è qualche avvisaglia di futuro, ma di norma i testi rispondono a un presente che, per natura drammatico e fuggevole, va percepito e trascritto in ogni suo motivo. Nulla di enfatico, a dar tinte eccessive a queste liriche, eppure quell’io, IN Fulvio Segato, che comincia dichiarando di avere «molte schegge di vetro / fra le dita, sulle braccia, / fin sul collo e altro ancora» avrebbe ben potuto debordare, sulla scia di un così insolito attacco. E invece - per passaggi tra descrittivi e metaforici - lo sguardo va al cielo, al mare, al bosco, all’arcobaleno, per tornare, in un clima sospeso, al sé, «cuore vitreo» e «anima di cristallo». (...)
Silvio Ramat