Nato a Tripoli (Libia) nel 1950 da genitori italiani, Andrea Amedeo Sammartano, dopo l’avvento del colonnello Gheddafi nel 1969, si è stabilito in provincia di Arezzo. Profondamente colpito dalla differenza delle relazioni sociali vissute nel paese che gli ha dato i natali e quelle che lo hanno investito al rientro forzato in Italia, si è da tempo distaccato dai valori occidentali a cui pensava di doversi riferire per cultura ed educazione, per fare propri quelli apprezzati durante la giovinezza nel periodo postcoloniale in Libia. Le sue pubblicazioni riguardano tutte la terra in cui è nato.
La prima, Festa grande alla Dahra, di carattere autobiografico, fa chiarezza sull’operato del colonialismo italiano.
Nella seconda, Chiudo gli occhi due secondi, tenta una riabilitazione del leader libico Moammar al Gheddafi. Il testo, in controtendenza rispetto a ciò che ha narrato la propaganda avversa, mette in luce la parabola umana del figlio di un beduino che, con determinazione e tenacia, porta avanti un progetto di libertà ed emancipazione del suo popolo dall’oppressione geopolitica occidentale.
La terza, Un rimpatrio forzato, a cavallo tra saggio e racconto, l’autore rivela, basandosi su un documento dell’archivio di Stato in Roma, le reali responsabilità diplomatiche e governative italiane sull’espulsione degli italiani dalla Libia.
La quarta, Una Tripoli da sogno, è una testimonianza d’amore per la città in cui è nato.